Non solo polemiche Il ballo dei danzerini porta la tradizione sul piccolo schermo

Da un lato le polemiche e i malumori sui dialoghi, dall’altro l’apprezzamento per musiche e balli tradizionali friulani dei danzerini di Aviano.

Non solo delusione e irritazione tra i telespettatori friulani per la resa linguistica dei protagonisti nella serie “Prima di noi”, con molte critiche stizzite per quella che molti definiscono una «cantilena dialettale» più vicina al veneto che ai suoni e alle cadenze della lingua friulana. I primi episodi della serie trasmessa su Rai1, ambientati a Cimolais, hanno visto la comparsa di componenti del gruppo folcloristico Federico Angelica in alcune scene nei primi minuti del secondo episodio: nonostante l’abbigliamento cimoliano, gli avianesi avranno riconosciuto i volti familiari, i fazzoletti, gli scarpets e le musiche tipiche sia durante il pranzo in campagna sia nella successiva scena del ballo tradizionale, organizzato per festeggiare le nozze tra Nadia Tassan e Maurizio Sartori.

«Un’emozione rivedersi sul piccolo schermo. È stata un’esperienza impegnativa ma gratificante» racconta Michele Gasparetto, presidente dell’associazione Federico Angelica. Una delegazione composta da una decina di danzerini aveva infatti partecipato nell’ottobre 2023 alle riprese a Cimolais. «La protagonista e il regista ci hanno ringraziato più volte, facendoci sentire parte integrante e fondamentale per la riuscita delle riprese» rivela Gasparetto.

La delegazione aveva raggiunto la Val Cimoliana di buon mattino: il primo giorno era stato dedicato alle prove costume, seguite da sessioni di trucco e parrucco. Il giorno dopo, le riprese erano andate avanti dalle 7 alle 17. In totale, tra prove, preparazione e registrazioni, l’impegno sul set era durato quasi tre giorni. «Seppur sia una scena di pochi minuti dietro ci sono tante ore di lavoro» racconta un danzerino che ha preso parte alla fiction.

Un momento d’orgoglio per il gruppo, racconta invece il presidente dell’associazione, «è stato insegnare alla protagonista Linda Caridi il ballo della scena del matrimonio. Per prepararla, ci siamo recati a Barcis cinque volte, affiancando la produzione nella ricostruzione dei passi della danza originale».

Non mere comparse quindi, alla luce del ruolo attivo nelle scene che ha ricoperto il gruppo folcloristico, contribuendo alla ricostruzione autentica delle musiche e delle danze tradizionali in collaborazione con la produzione Rai. «L’aiuto-regista ci aveva contattato in quanto unico gruppo storico della zona, proprio per avere un supporto nelle danze dell’epoca» spiega Gasparetto.

Nonostante l’ampio guardaroba di abbigliamento storico della Rai, poi, alcuni elementi dei costumi – come fazzoletti e scarpets – sono stati prestati dal gruppo alla produzione per l’occasione. Dalla collaborazione cinematografica infine ne è nata un’amicizia con l’aiuto-regista, le costumiste e la stessa Linda. «Un’esperienza che ci lascia ben sperare per il futuro – auspica Gasparetto – in vista di nuove possibili collaborazioni». —fmv

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La chiesetta di Sant Abate a Cimolais e il ricordo di Antonio Morossi “Tonit”

In occasione della festività di Sant’Antonio Abate vi riportiamo il ricordo della costruzione della chiesetta dedicata a Santo in Bresin di Cimolais di Antonio Morossi TOnit. Tratta dal libro sulle chiesette di Cimolais realizzato dall’Associazione Intorn al Larin e edito dall’Ecomuseo Lis Aganis

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Le polemiche su quel friulano : finalmente si è rotto un tabù

Succede che la Rai mandi in onda una serie televisiva dai nobili quanto complessi obiettivi, ovvero “Prima di noi”, una lunga storia della società e del mondo italiano compresa fra il dramma della Prima guerra mondiale e i famigerati anni di piombo. È corretto attendere le prossime puntate per esprimere un giudizio equilibrato sugli intenti raggiunti. La prima puntata essendo dedicata alle vicende della Prima guerra mondiale è tutta ambientata nel nostro mondo friulano e a differenza di altre fiction più o meno osannate e criticate, osa l’inosabile ovvero inserire nei dialoghi fra i vari personaggi alcune parole e alcune battute in lingua friulana. Ne sono bastate una manciata per scatenare reazioni varie.

Mettiamo un po’ di ordine: su diverse pagine Facebook di matrice non friulana è nato un piccolo scandalo. Queste parole “dette in un dialetto che non si capisce” hanno fatto innervosire più di qualcuno facendogli dimenticare un paio di considerazioni assai importanti. La prima la più ovvia, la più banale quella che tutti dovrebbero sapere, è che non di dialetto si tratta bensì di lingua; il fatto di ignorare questa distinzione denota sicuramente ignoranza ma la cosa forse più preoccupante è il fatto di trascurare l’esistenza di minoranze come fosse scontato che l’omologazione debba rullare tutto e tutti.

La seconda osservazione è che questi strali non si alzano mai quando siamo dinanzi a produzioni televisive in cui il napoletano o romanesco la fanno da padroni. E pensare che anche ai tempi di Troisi c’era chi non digeriva questo suo linguaggio strettamente napoletano anche se universalmente comprensibile. Ma d’altra parte l’uso nella nostra lingua, seppure sporadico e a volte appena accennato, ha provocato risentimento anche nel mondo friulano e devo dire non del tutto a torto. Gli attori provano a mettere in evidenza una sorta di cantilena dialettale popolare che poco ha a che fare con i suoni, i ritmi e le cadenze del friulano. A loro difesa annunciano di essersi consultati con una fantomatica Accademia della lingua friulana di cui mi piacerebbe conoscere l’organigramma, la sede, i contatti. D’altra parte, non riesco a capire come e perché non si sia potuto usare dei professionisti locali, perché il Friuli ormai può vantare attrici e attori assolutamente di livello e devo dire nettamente migliori di un paio di interpreti che all’interno della serie davvero stentano. Non credo fosse così difficile trovarli e affidarsi a loro.

Però va detto in conclusione e provando a tirare un bilancio un po’ più ottimistico che la comparsa della lingua friulana in una serie di carattere nazionale, proprio per il fatto di aver suscitato così tante polemiche, dimostra che un tabù si è rotto, dimostra che finalmente noi esistiamo e seppure questo esistere sia stato appena accennato e in parte stravolto da una scarsa conoscenza nella nostra lingua, va dato atto a Daniele Lucchetti di aver osato quello che fino adesso nessuno aveva osato fare nemmeno nei famosi e celebrati “casi di Teresa Battaglia”. —fmv

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Si chiudono gli eventi per i 100 anni del Cai Meraviglie in quota nella mostra fotografica

Lo stupore di fronte alle vette innevate che sembrano dune nel deserto. La tenacia di chi, con corde di canapa o accompagnato da un drone, affronta un’arrampicata. Il medesimo desiderio di ignoto che spinge nelle buie viscere della terra. Scatti a distanza di un secolo che raccontano il rapporto tra uomo e natura. Li ha raccolti, nel corso dello scorso anno, la sezione Cai di Pordenone nell’ambito delle celebrazioni per il centenario che domani vedranno la loro conclusione con un evento speciale.

Dal concorso Obiettivo montagna è nata l’omonima mostra che «è più di un confronto fotografico: è un racconto sul tempo, sul paesaggio e sulla memoria» spiega il Cai. Mettendo a confronto foto storiche e scatti contemporanei, l’associazione ha raccolto nel corso dell’anno circa 200 fotografie di 30 autori, che hanno dato la visione attualizzata delle immagini prese dall’archivio storico della sezione. Sedici opere in mostra, cinque quelle premiate: ne mostriamo una selezione in questa pagina.

Nella fotografia Vista sugli stavoli (che si è aggiudicata il primo premio) il tempo sembra essersi si fermato. Ma nonostante il passaggio dell’uomo sia evidente, tanto nella foto di inizio ‘900 quanto nello scatto contemporaneo la vera protagonista è la montagna. Come lo è anche nei Rilievi innevati che si sono aggiudicati il secondo posto: colore e geometria disegnano un paesaggio quasi astratto.

L’ Arrampicata in parete è la protagonista degli scatti al terzo posto: dagli indumenti in lana ai materiali moderni, l’ascesa resta un’intima sfida con la natura. La Campana in vetta che domina il Campanile di Val Montanaia è stata invece messa a confronto con quella Cima Alta Luce rivolta verso il Monte Rosa: risuonano della stessa eternità. Il quinto premio assegnato a Progressione in grotta rivela come ad essere mutate non siano state solo le attrezzature degli speleologi. La presenza di una giovane donna è un segno come sia cambiata la tecnica, ma soprattutto i protagonisti.

Una selezione attenta e accurata, affidata a esperti di fotografia, paesaggio e comunicazione ambientale, unita all’allestimento di Marco Minuz hanno permesso di creare un dialogo visivo ed emotivo tra memoria ed attualità. «Insieme, queste fotografie tracciano una linea sottile tra passato e presente, tra mutamento e permanenza – conclude il Cai, che domani presenterà il documentario celebrativo Un sentiero lungo cent’anni – . Ci ricordano che il tempo non cancella tutto: a volte si limita a ridefinire le forme di una stessa antica meraviglia». —

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Nuovi orari ambulatorio medico dott. Fantin da gennaio 2026

Nuovi orai ambulatorio medico dott. Fantin da gennaio 2026

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Prima di noi : oggi seconda puntata

Oggi seconda puntata del cortometraggio PRIMA DI NOI . Cimolais le Dolomiti Friulane sono entrate nelle case di milioni di italiani con la serie Prima di Noi, in prima serata su Rai 1. Da Cimolais alla Val Cimoliana, fino alla Valcellina: luoghi autentici che diventano racconto, memoria e identità.

Ma dietro la magia del cinema c’è anche un risultato concreto per il territorio: oltre 5 settimane di lavoro, 120 professionisti impegnati e strutture ricettive di Cimolais, Claut e Barcis che hanno ospitato la troupe. È la dimostrazione che investire nelle produzioni audiovisive, significa portare economia e turismo sul territorio.

5 le domeniche di programmazione con 10 episodi complessivi

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Terremoto di magnitudo 1.9 Scossa avvertita dai residenti

Un terremoto di poco inferiore ai 2 gradi Richter è stato percepito nitidamente in Alta Valcellina alle 23.15 di domenica scorsa. L’epicentro è stato localizzato tra i boschi di fronte alla chiesa di San Giorgio e alla piazza centrale del paese, al di là del greto del Cellina. Un evento analogo, ma di 3 gradi Richter, si era propagato proprio da qui alle 21.45 dello scorso 19 dicembre.

A Claut muri e mobili hanno vibrato per qualche secondo mentre nella limitrofa Cimolais si sono avuti effetti meno forti: la popolazione ha riferito di un boato sordo dal sottosuolo ma nulla di più. È proprio questo l’aspetto più curioso dell’episodio, uno dei tanti a cui la fascia compresa tra la Valcellina, l’Alpago e la Carnia sono ormai abituate da decenni. Pur essendo la magnitudo inferiore rispetto al passato, tutti hanno subito ben compreso cosa stesse succedendo. Non così lo scorso 14 ottobre con un movimento tellurico alle pendici del Col delle Pitte e una potenza pari a 2.5 Richter: a causa della distanza dai principali centri urbani e dell’orario pomeridiano, in autunno il sisma è passato praticamente inosservato.

È andata diversamente l’altra sera, complice anche l’assenza di rumori esterni in grado di attutire il forte colpo proveniente da sottoterra. «Ho pensato a un furgone o a un veicolo con la marmitta rotta, ma ho capito che non era così quando il botto è cessato improvvisamente», ha detto il sindaco di Cimolais Davide Protti. Il quale non si è spaventato più di tanto vista la costanza con cui negli anni l’Orcolat ha bussato alle porte della vallata. A Claut la scossa ha fatto tintinnare i bicchieri e oscillare i lampadari, pur limitandosi a una manciata di istanti. Numerosi abitanti hanno immediatamente riversato paure e commenti sui social, raccontando le rispettive esperienze. Più di qualcuno ha evidenziato come il terremoto delle 23.15 non fosse stato nemmeno annotato nel sito dell’Istituto nazionale di vulcanologia, aggiornato in tempo reale 24 ore su 24. Si è però accertato che l’Ingv archivia sì tutte le scosse italiane, ma pubblica in automatico solo quelle superiori a magnitudo di 2 punti. L’evento in questione si è invece fermato a pochi decimi sotto la soglia minima. Per conoscerne i dettagli si è resa necessaria una speciale richiesta online, modificando i parametri di ricerca internet. Solo a quel punto è stato possibile sapere come l’episodio sia partito dalle rive del Cellina opposte al cuore del paese.

Il fenomeno è scaturito ai piedi del Col di Masiera a una profondità di 9 chilometri, in un’area impervia e priva di elementi antropici. Ovvero la fotocopia di quanto successo la sera del 19 dicembre. Il luogo dista meno di un chilometro in linea d’aria dalla chiesa di San Giorgio. Dopo qualche ora un altro segnale di attività è stato constatato nelle viscere della Carnia, un sito altamente sismico e collegato alla Forcella Clautana attraverso la Val Tramontina. fmv

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Vigili del fuoco volontari Stanziati 1,7 milioni per la sede

Potrebbe diventare realtà nel giro di pochi mesi il nuovo distaccamento dei vigili del fuoco volontari dell’Alta Valcellina: la Regione ha infatti stanziato 1,7 milioni di euro per l’adeguamento di un capannone industriale a Pinedo, garantendo fin da subito 950 mila euro.

Il contributo è stato inserito nella Legge finanziaria approvata prima di Natale e vede come diretto beneficiario il municipio di Cimolais, proprietario dell’immobile. I sussidi saranno materialmente garantiti dall’assessorato alle foreste guidato da Stefano Zannier e consentono un’eventuale anticipazione delle spese da sostenere. Lo scorso novembre era stato il consiglio comunale di Cimolais a richiedere all’unanimità l’attivazione di una sede di pronto intervento per rispondere in tempo reale alle richieste di soccorso in Valcellina e Val Vajont.

L’edificio da ristrutturare sorge in un’area strategica in quanto posta letteralmente a cavallo tra i territori di Cimolais e Claut. «Da qui si potrebbe dare seguito in pochi minuti alle chiamate di allerta dell’intera vallata, salendo fino a Erto e Casso piuttosto che dirigendosi a sud in direzione di Barcis e Andreis» ha spiegato al proposito il sindaco Davide Protti. Dello stesso avviso la Regione che riconosce la validità del progetto e ipotizza una prima domanda di sostegno economico da parte dell’amministrazione di qui al prossimo 30 giugno. Prima bisognerà ottenere il nulla osta della direzione provinciale del 115 ma anche questa strada sembra spianata: lo scorso 4 dicembre, in occasione della festività di Santa Barbara, il comandante Giorgio Basile e lo stesso Zannier hanno infatti manifestato parole di apprezzamento per l’idea. Tanto che appare scontata la firma in tempi brevi di uno speciale protocollo di intesa con il Ministero dell’interno per la condivisione di spazi e servizi. Una volta ricevuta l’istanza formale del Comune e l’allegata bozza di convenzione con il comando locale, gli uffici regionali verseranno a Protti la prima tranche del finanziamento. Il secondo assegno sarà staccato nel 2027 a lavori ultimati.

Da tempo in Valcellina si denunciano i pericoli legati alla lontananza fisica dai principali presidi di pubblica sicurezza.

In caso di infortunio o di incidente, i mezzi operativi disponibili devono salire in zona da Maniago o da Pordenone. — fmv

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TANTI AUGURI DI UN FELICE 2026

A tutti i nostri lettori TANTI AUGURI DI UN FELICE 2026 da THIMOLEI

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Partecipate del Municipio Snellimento concluso

Razionalizzare le partecipazioni in società esterne e ridurre le spese di gestione non necessarie: con queste parole d’ordine, da anni, il sindaco di Cimolais Davide Protti ha sforbiciato le quote detenute in aziende che operano per conto del municipio. Ora l’iter pare quasi completato. Le uniche a “salvarsi” sono state Gea e Hydrogea, giudicate indispensabili per lo sviluppo del territorio.

Diverso il discorso per Atap. L’azienda vedrà garantita anche in futuro la collaborazione di Cimolais, ma resta sul tappeto l’opzione della cessione non appena le condizioni del mercato dovessero manifestarsi convenienti. Infine la cooperativa dell’albergo diffuso: in passato la partecipazione si è ritrovata sul punto di essere dismessa.

Oggi la sigla che aumenta la ricettività di visitatori e comitive nel Parco delle Dolomiti friulane viene considerata importante per lo sviluppo . — fmv

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Scossa di terremoto Residenti preoccupati

Una breve scossa preceduta da un boato sordo che ha inquietato non poco la popolazione di Claut e dintorni: lo spettro dell’Orcolat ha fatto la propria ricomparsa in Valcellina. Il terremoto è stato localizzato dall’Istituto nazionale di vulcanologia lungo le sponde del torrente Cellina con una magnitudo di 3 gradi Richter e una profondità di dieci chilometri. Questa volta il sisma è stato percepito nitidamente dalla popolazione. A differenza degli ultimi episodi, l’evento è stato individuato a meno di un chilometro dall’abitato.

Nessun danno a cose o persone, ma tanta paura per quello che è ormai un habituè della zona. Nel sottosuolo di Claut risulta infatti attiva una delle faglie più monitorate del Nord Europa e tale da provocare significative scosse nel tempo. L’ultima di rilievo risale al 14 ottobre, ma in quel caso il movimento tellurico passò quasi inosservato: la lontananza dell’epicentro, situato alle pendici del Col delle Pitte, aveva permesso alle onde di disperdersi gradualmente. Non così venerdì sera quando in tanti si sono coricati temendo improvvisi risvegli notturni. Gli esperti invitano comunque alla calma in quanto quelle registrate negli anni rappresentano delle normali attività sismiche per l’area. Il sito comprende un vasto comprensorio alpino che dall’Alpago si estende fino alla Forcella Clautana e alla Val Tramontina. —

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Dalla Carnia al Pordenonese Con la riforma del governo tagliati i Comuni montani

Mai come in queste ultime settimane l’altimetro è diventato uno strumento a uso e consumo dei politici e degli amministratori pubblici. Lo attivano per verificare se i Comuni montani sono situati a oltre 500 o 600 metri di distanza dal livello del mare. Il dato è determinante per le località della Carnia, delle Valli del Natisone o del Pordenonese e persino per Trieste che con il Carso rientra tra i Comuni parzialmente montani. Le località situate al di sotto di questi limiti rischiano di perdere lo status che, in alcuni casi, facilita, anche alle imprese presenti sul territorio, l’accesso ai contributi statali e a sgravi previdenziali. La legge, invece, non entra nel merito dei finanziamenti regionali che, a prescindere dalle altitudini, possono seguire percorsi diversi. Lo prevede la bozza di decreto attuativo della nuova norma sulla Montagna entrata in vigore lo scorso settembre, proposta dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie, il leghista Roberto Calderoli, e rinviato dalla Conferenza delle regioni. L’auspicio della Conferenza presieduta da Massimiliano Fedriga è quello di «arrivare a un approfondimento con il governo sul testo che modifica i requisiti dei Comuni montani e che ha avuto tempi troppo ristretti per essere esaminato dalle Regioni». FMV

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