«Non devono venire a parlarci di una memoria del Vajont da difendere. La memoria è quella che abbiamo mantenuto noi, sono le nostre battaglie per tornare a vivere qui, per riconquistare il diritto di vivere qui a Erto. La memoria è riuscire a mantenere un paese vivo, a tenere aperte le scuole per pochi alunni, con spese enormi, a dare servizi». Antonio Carrara, sindaco di Erto e Casso è un fiume in piena. L’altra sera era a Longarone, all’assemblea convocata dall’associazione Vajont e dal Comune in merito alla centralina.
Perché non è intervenuto?
«Non era la mia assemblea, sono andato solo ad ascoltare. Sarei potuto intervenire, anche per correggere una serie di dichiarazioni non vere che sono state fatte. Per quanto riguarda il mio comune, della centralina abbiamo parlato informalmente in consiglio comunale e tutti sono d’accordo. Se volessi fare un referendum tra i cittadini, non avrei difficoltà a raccogliere il loro parere: sono 260 votanti, noi siamo 12 consiglieri, possiamo dividerceli e passare casa per casa
A sera avremmo i risultati».
Perché siete d’accordo per la costruzione della centralina del Vajont?
«Ci siamo persi 60 anni di energia che si poteva produrre dal salto d’acqua. Quei 70 o 100 mila euro che potrebbero arrivare al Comune di Erto andrebbero nelle spese correnti, consentendoci di pagare un dipendente in più, di fare manutenzioni, di sostenere i servizi: io non voglio aumentare le tasse, che i cittadini pagano già in abbondanza. Quando si demonizza il privato che vuole produrre energia, occorre ricordare che ci stiamo illuminando ancora con le opere della Sade, quelle del Grande Vajont. E a chi dice che non si può toccare la frana perché ci sono i nostri morti, vorrei ricordare che negli anni Ottanta, quando cedette una spalla del ponte tubo davanti alla diga, venne fatto lo scavo dietro la diga dove far passare il tubo: gli operai dicevano che sentivi ancora il profumo dei larici sepolti».fmv
