Vivi dopo 5 giorni tra i monti «Siamo esausti, ma sollevati»

Stiamo ritornando a casa». Una frase che tutti, familiari e amici in apprensione, attendevano con speranza di sentir pronunciare dalla coppia di Ancona, Davide Cesaroni, 41 anni, e Chiara Pesaresi, 38, dispersi da cinque giorni nelle montagne tra Friuli e Veneto e ritrovati vivi ieri mattina alle 5.30 in mezzo al bosco lungo il sentiero Marini, a 1700 metri, sul Col Cadorin, un percorso dismesso e difficile, che collega Spe al rifugio Pordenone (Cimolais), attraverso il bivacco Gervasutti.

Quando ci rispondono al telefono sono in auto in rientro verso Ancona. «Siamo esausti ma sollevati. Stiamo bene» racconta Chiara ancora provata dalle cinque notti all’addiaccio. In base al programma che avevano deciso, giovedì avrebbero dovuto compiere a piedi un’escursione di giornata ad anello dal rifugio Pordenone, dove avevano lasciato la macchina, una Lancia Ypsilon di colore blu.

Non erano previste notti in esterna. Le uniche prenotazioni attive erano quelle all’hotel Montenegro a Maniago, dove si trovavano ancora i loro bagagli, e all’osteria di Mezzo a Cimolais dove sarebbero dovuti andare a mangiare la sera al rientro dalla camminata. I piani però sono saltati. Varcata la Val Cimoliana, perduta la copertura di segnale dei telefonini, di loro non si è saputo più nulla. L’allarme e le successive ricerche sono scattate solo lunedì, dopo che i familiari hanno appreso del mancato rientro a casa e che nessuno dei due si era presentato al lavoro. «Sono diciotto anni che facciamo trekking in montagna» spiega Chiara, ma in quelle zone «è la prima volta».

«Doveva essere un giro in giornata di venti chilometri, come ne abbiamo fatti tanti altri. Ma è andata male», prosegue ripercorrendo a ritroso quel percorso ad anello interrotto nella fase di rientro. A tenerli vivi e idratati per cinque notti è stata l’acqua del torrente che scorre nei pressi dei ruderi dove sono stati localizzati. Dal loro racconto emerge che lunedì avevano sentito gli elicotteri, ma non erano riusciti a farsi vedere. «Ci siamo posizionati in due zone diverse per avere più possibilità di essere visti dai soccorritori. Hanno notato prima mio marito, poi, quando ho visto che l’elicottero stava sorvolando verso la sua direzione, mi sono avvicinata anche io». Una volta recuperati, sono stati imbarcati sul velivolo Air service e trasportati insieme a un soccorritore del centro Cadore al rifugio Pordenone, per essere affidati al soccorso alpino della Valcellina. Hanno voluto ringraziare i soccorritori subito dopo il recupero: «Ai carabinieri, al soccorso alpino, guardia di finanza, vigili del fuoco: in poco tempo sono stati efficienti», hanno detto. «L’Italia deve essere così, bisogna aiutarsi». FMV

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