Business centralina al Vajont Il ricorso al Tar crea divisioni

“L’Associazione Vajont. Il futuro della Memoria” presenterà oggi il ricorso al Tar di Trieste contro il via libera dato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso i suoi organi competenti, alla progettata centrale idroelettrica del Vajont, un investimento da dodici milioni di euro.

Il Comune di Longarone e la Provincia di Belluno parteciperanno con un “ricorso ad adiuvandum”.

L’Associazione “Tina Merlin” si è resa disponibile ad affiancare la “Vajont”, ma la scadenza ravvicinata del 30 settembre non ha consentito di riscrivere il lungo testo dell’atto predisposto dai consulenti legali de “Il futuro della memoria”, aderirà in un secondo momento.

«Abbiamo scelto in prima istanza il Tribunale amministrativo regionale del Friuli Venezia Giulia perché direttamente coinvolgibile», spiegano Michele Giacomel e Renato Migotti, dirigenti dell’Associazione Vajont.

«Sarà il lo stesso tribunale amministrativo regionale, nell’eventualità che ci siano aspetti di non sua competenza, ad inviare il ricorso al Tribunale delle acque pubbliche», aggiungono.

Quanto, invece, al ricorso presso il presidente della Repubblica, la scadenza è più avanti.

«E comunque ci saremo», assicura Giacomel.

Tecnicamente, il ricorso dell’associazione punta ad annullare il provvedimento con il quale la Regione Friuli Venezia Giulia ha escluso il progetto della centrale dall’obbligo di affrontare la procedura di valutazione di impatto ambientale.

Un passaggio che, oltre ad approfondire maggiormente gli effetti dell’impianto idroelettrico sul territorio, darebbe spazio alle comunità locali.

«Il punto non è essere contrari a prescindere», precisa la posizione Giacomel, «ma la Via offre la possibilità ai cittadini di essere coinvolte e di esprimersi. Per l’associazione è questo l’aspetto più importante.

«Il Comune, che opera d’intento con la Provincia, ritiene che in questo momento la pressione più importante, quindi anche più utile», sottolinea il sindaco di Longarone Roberto Padrin, «sia quella di far leva sulla reazione morale di cui si fa interprete l’Associazione Vajont, per ciò che rappresenta. La forza di questa reazione morale riuscirà, secondo il nostro auspicio, a superare anche quegli aspetti di legittimità tecnica che vengono attribuiti al progetto. Da qui, appunto, tutto il possibile sostegno ad ogni azione che l’Associazione deciderà di promuovere».

E al di là degli esiti attesi dalla forza d’urto della questione morale, Padrin dice di aspettarsi molto anche dalla Conferenza di Servizi, cioè da quella «fase autorizzativa nel corso della quale possiamo portare avanti le nostre istanze». fmv

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